Fui preso da una guardia al camposanto proprio nel mentre che rubavo un fiore

di Paola Bevere

 

La difesa d’ufficio è sempre teatro di umanità incompresa e specchio di una società ai margini.

R.P. era imputato per il delitto di cui agli artt. 56, 624 e 625 n. 7 c.p. “perché al fine di trarne profitto per sé o per altri ed agendo su beni esposti alla pubblica fede, poneva in essere atti idonei in modo non equivoco ad impossessarsi di ornamenti funerari posti all’esterno del forno crematorio del cimitero Flaminio”. Già il capo di imputazione era bizzarro, ma il fascicolo lo era ancor di più, in quanto conteneva la foto del “corpo di reato” una coroncina di fiori dal valore di 30,00€ al massimo. All’epoca del fatto la fattispecie aggravata di furto era procedibile d’ufficio, ma nonostante ciò, la persona offesa – chiamata a riconoscere il corpo di reato – aveva sporto la querela.

Il rito ordinario si era celebrato alla prima udienza con l’audizione dell’operante, il quale evidenziava un dispendio di risorse per arginare il fenomeno dei furti di fiori, con tanto di appostamenti nei cespugli del cimitero. “Allora in particolare abbiamo predisposto un servizio in abiti civili e con autovetture e personale in divisa proprio al fine di prevenire e reprimere i furti che avvengono all’interno del cimitero Flaminio che hanno dato un altissimo allarme sociale. In particolar modo nei pressi delle celle frigorifere vengono di volta in volta durante la giornata depositate delle persone defunte con i relativi fiori lasciati sulle bare”.

A domanda della difesa rispondeva: io ero a piedi all’interno di un cespuglio di fronte a questa area”. 

Poi concludeva l’esposizione dei fatti Ricordo che è arrivato questo straniero e gironzolava vicino a questi fiori ha strappato un nastro da un cuscino lasciandolo per terra, ha preso questi fiori e si è recato verso l’uscita, che è è l’uscita più vicina dove si è verificato questo furto immediatamente via radio dicevo ai colleghi di recarsi verso il cancello predetto, cosa che facevano e bloccavano il soggetto proprio verso il cancello che stava uscendo ancora con i fiori. Io recuperavo questo nastro sopra c’era scritto un nominativo, adesso non ricordo con precisione, tramite l’adesivo dell’agenzia funebre insomma che aveva, negozio di fiori che aveva venduto questi fiori abbiamo interpellato ed identificato la proprietaria dei fiori, invitata in caserma ha riconosciuto i fiori che aveva appena acquistato per metterli al suo caro e ha voluto presentare denuncia chiedendo anche la punizione del colpevole”. 

I difensori presenti, alla fine dell’udienza, mi si avvicinavano sghignazzando sull’appostamento nei cespugli e compatendomi per l’ingrata difesa.

Un anno dopo si è celebrata la seconda udienza con l’audizione della persona offesa, la quale – avvisata dal Giudice che a seguito della riforma Cartabia il reato è procedibile a querela di parte – ha sostenuto di aver già rimesso la querela, ma evidentemente non ci era stata trasmessa perché non risultava agli atti.

A precisazione la persona offesa ci ha dichiarato che “quando diciamo è stato il giorno di questo funerale di questa mia suocera, siamo stati chiamati a riconoscere un mazzo di fiori e quindi siamo andati ovviamente quasi costretti a fare questa cosa … Siamo arrivati lì e ci hanno presentato un foglio in cui c’era scritta una denuncia contro ignoti intanto e poi ci hanno detto che non ci avrebbe coinvolto in nient’altro che in una procedura di ufficio”. Interessante notare come emerga che la querela sia stata “imboccata” dagli operanti.

In conclusione ci ha confermato la volontà già espressa di non volere più la punizione del reo, anzi lo ha perdonato: “è una persona indigente e immagino che possa avere necessità, quindi dopo una pandemia che ci ha costretto a tutto quello che… perdoniamo questa persona”. 

Al Giudice non resta che prenderne atto: “ritenuto che sussistano i presupposti per una sentenza di non doversi procedere, invita le Parti a concludere”. 

Giustizia è fatta.

Mentre il Giudice è in camera di consiglio, mi si è avvicinata l’addetta alle fonoregistrazioni – anche lei con aria di compatimento – dicendomi che questo caso le ha ricordato un racconto romanesco che le narrava sempre il padre.

Di seguito pubblichiamo la poesia romanesca e con l’occasione si ribadisce l’utilità della riforma Cartabia – a differenza di quanto sostenuto dai media – in relazione ai reati bagatellari procedibili per lo più, ora, a querela di parte.

Fui preso da una guardia al camposanto,
proprio nel mentre che rubavo un fiore;
e fui portato via con gli occhi in pianto,
tutto tremante e pieno di paura
per essere interrogato su in Questura.
– “Quanti anni avete?”
– “Dodici compiuti.”
– “Incominciate bene la carriera… E vostro padre, è vivo o morto?”
– “E’ morto in guerra, al San Michele,
spirando come scrisse il comandante,
accanto alla bandiera svolazzante”.

“E non vi vergognate! disonorar quel nome che portate,
un nome che fu scritto nella Storia
di chi dette la vita per la gloria?
E quando un po’ più tardi vostra madre saprà,
che dirà d’un figlio che non conosce umanità?”

– “Perdonate un orfanello,
ché pure mamma bella m’ha lasciato;
là, che da tre mesi è sotterrata,
in mezzo a una fossa abbandonata!
Ecco perché, in preda allo sconforto, al Verano,
vagando solo tra tante tombe illuminate
con marmi bianchi pieni di rose rosse e profumate…
ho preso un fiore per portarlo a mamma!”