di Alessandro Diddi

Adesso che si sono accesi i riflettori sulla vicenda di Ilaria Salis per le torture che le sono state inflitte e le incredibili violazioni dei diritti che ha subito, si spera che possano essere finalmente affrontati alcuni temi sui quali da anni è calato il silenzio più assoluto.

Comprendo che si avverta imbarazzo ed indignazione perché una imputata, cittadina italiana, sia portata al guinzaglio in udienza e sia sottoposta a condizioni disumane durante la detenzione in attesa di giudizio.
Ma, viene da chiedersi, l’opinione pubblica è a conoscenza di quello che accade nei processi italiani e nelle patrie galere?
I cittadini sanno che anche a loro potrebbe capitare la sventura di essere portati a spasso per i tribunali con incredibili manettoni di medievale memoria, costruiti su modelli appositamente progettati dal Ministero della Giustizia e di essere collocati in orrende e luride celle prima di essere condotti in aula?

Adesso, dopo che giustamente ci si scandalizza per il trattamento al quale viene sottoposta una nostra connazionale, dovrebbe essere fatto sapere che anche in Italia i detenuti, quando hanno la fortuna di essere tradotti in aula (si, perché, oggi, la gran parte di essi il processo lo segue a distanza, senza poter vedere in faccia i giudici e senza poter sedere accanto ai difensori), sono collocati in gabbioni tipo quelli dove, negli zoo, sono rinchiuse le bestie feroci.
E quanto al trattamento riservato ai nostri detenuti, si dovrebbe sapere che nelle carceri italiane vengono somministrati cibi assolutamente immangiabili, molte volte scaduti o prossimi alla scadenza. Andrebbe anche reso noto che i detenuti, per sopravvivere, sono costretti ad acquistare gli alimenti (il cd sopravvitto) a prezzi che non tutti possono permettersi di sostenere presso gli spacci degli istituti penitenziari (gestiti dagli stessi operatori ai quali è affidato il servizio di vitto che, forse, hanno tutto l’interesse a distribuire pasti disgustosi per costringere i detenuti ad acquistare il sopravvitto)?
Penso, anche, che le persone ignorino che in molti istituti penitenziari l’acqua calda è un lusso, l’uso delle docce è disciplinato da precise disposizioni impartite dai regolamenti; che spesso il riscaldamento non funziona; che in estate il caldo è insopportabile e che esistono strutture fatiscenti nelle quali le condizioni igieniche sono semplicemente raccapriccianti.
Stupisce, solo, che oggi l’opinione pubblica provi orrore per le condizioni disumane alle quali viene sottoposta una cittadina detenuta all’estero reclamando ragioni ideologiche, come se i diritti avessero colore politico e non fossero invece di tutti.
Così come è doloroso constatare che nell’agenda politica di qualsiasi governo il problema delle carceri e delle condizioni inumane in cui vivono i detenuti italiani, del sovraffollamento e dei suicidi che quotidianamente si susseguono non figura mai tra le priorità da affrontare. Per non parlare, poi, dell’intollerabile indifferenza per i disperati, ormai privati anche dell’ultima stilla di dignità, rinchiusi nei Centri di identificazione, autentici gironi danteschi.

Auguro a Ilaria Salis, oggi che il suo caso ha toccato il cuore degli italiani, di poter dimostrare la sua innocenza e di poter vedere riconosciuti i suoi diritti dinanzi a tutti gli organismi internazionali.
Spero, però, che, allo stesso tempo, un po’ di indignazione possa essere provata anche per quei tanti, sconosciuti e abbandonati, a cui nessuno dedica un po’ di attenzione.