La manifestazione del dissenso degli eco-attivisti.

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di Paola Bevere

 

 

Premessa

 

La visione antropocentrica che mette l’uomo al vertice della scala naturale è relativamente recente, per milioni di anni la nostra posizione nella catena alimentare era su un punto mediano[1]. Una volta raggiunto il vertice della piramide, sono iniziate le discriminazioni di razza, sesso e specie animale. Il pianeta Terra è composto dal 70% di acqua e le piante rappresentano l’86,7 % della vita, i funghi l’1,2 %, gli esseri animali e umani lo 0,3%, mentre la parte restante è di microrganismi[2].

Ad oggi, la ricchezza del nostro pianeta anche è raffigurabile in forma piramidale, con al vertice una percentuale minima di rappresentanti, normalmente uomini bianchi, ossia il 20% della popolazione mondiale che possiede l’80% della ricchezza (lo 0,8% ne possiede il 51,2%)[3].

Ciò spiega perché sia solo il mercato a stabilire, sulla base unicamente delle prospettive predatorie di privati, in quali settori produttivi investire, senza curarsi dei danni all’ambiente, ai pubblici interessi e ai diritti fondamentali di tutti e tutte. In questo ultimo millennio, infatti, vi è stata una globalizzazione dell’economia, ma non una globalizzazione della politica, ciò ha comportato la commissione di quelli che Luigi Ferrajoli definisce «crimini di sistema»[4].

In tal senso, il rapporto sull’accaparramento della terra 2023 del Focsiv,[5] ha spiegato che la convergenza tra le conseguenze della guerra in Ucraina, con l’uso del cibo come arma impropria, e la transizione ecologica con la nuova corsa alle materie prime critiche, stanno provocando una accelerazione della competizione tra blocchi geopolitici per il controllo e lo sfruttamento della Terra. Un fenomeno che contribuisce alla drammatica riduzione della biodiversità. Questo sistema economico basato sullo sviluppo è al collasso, in quanto le risorse del pianeta sono finite, quindi la crescita non può essere infinita[6].

Inoltre, la globalizzazione ha distrutto i sindacati e reso precario il lavoro, ha aumentato l’inflazione[7], mentre il disastro ecologico ci porta dritti verso la catastrofe ambientale. Ciò avviene perché siamo su un treno senza conducente, le corporation hanno un profilo psicopatico (come i social network e gli algoritmi), perché il liberismo persegue ciecamente il profitto, a danno del bene comune e della stessa sopravvivenza.

Il consumismo, figlio del capitalismo, ci invita ad acquistare sempre di più cose di cui non abbiamo reale bisogno, alterando l’equilibrio nostro e del pianeta. Basti pensare che in Europa nel 2021 si sono importati 138 milioni di tonnellate di prodotti agricoli e se ne son buttati 153,5 milioni[8], come avviene per l’industria della carne e per il fast fashion che riempie le discariche del terzo mondo di vestiti nuovi e mai usati.

In conclusione, l’antropocene ci ha portati al 2023, l’anno più caldo del pianeta Terra dal periodo interglaciale e da quando sono cominciate le misurazioni da parte dell’uomo[9], come confermato dal report del NOAA (National Oceanic and Atmosppheric Administration). Ad agosto 2023, per il quinto mese consecutivo, la temperatura globale della superficie oceanica ha raggiunto un livello record[10].

L’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) dell’ONU già nel 2018, “ha evidenziato la portata senza precedenti della sfida necessaria a contenere il riscaldamento entro 1,5°C. Cinque anni dopo, questa sfida è diventata ancora più grande a causa del continuo aumento delle emissioni di gas serra. Il ritmo e la portata di ciò che è stato fatto finora, e i piani attuali, sono insufficienti per affrontare il cambiamento climatico. Più di un secolo di utilizzo di combustibili fossili e di uso iniquo e non sostenibile dell’energia e del suolo ha portato a un riscaldamento globale di 1,1°C rispetto ai livelli preindustriali. Da questa situazione sono scaturiti eventi meteorologici estremi più frequenti e più intensi che hanno causato impatti sempre più pericolosi sulla natura e sulle persone in ogni regione del mondo”[11]. Di recente la regione Sicilia ha dichiarato lo stato di calamità naturale per la siccità[12].

Quindi, arginare e invertire la rotta di questa devastazione planetaria – che può solo portarci all’estinzione – sono l’unica occasione per l’umanità. Invece, la politica non avanza proposte fattive, ma in alcuni casi rema contro[13]. Si continua a ragionare alla rovescia, prima gli interessi economici dei privati e poi il welfare, così anche al livello mondiale, come emerso dalla recente Cop29[14].  Il tempo per agire è già scaduto, occorre impostare un programma che elimini le disuguaglianze e metta al primo posto il benessere di Pachamama, per la sopravvivenza di tutti gli esseri viventi

 

  1. Gli eco–attivisti in Italia

In questo deserto desolante e nel sordo silenzio delle istituzioni, sono nati i movimenti per la tutela dell’ambiente, con l’obbiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica, tramite manifestazioni di protesta e non solo, in quanto le tradizionali forme di dissenso non sono state sufficienti in questi anni.

In particolare in Europa si sono distinti i Fridays For Future (https://fridaysforfuture.org/), Extinction Rebellion (https://extinctionrebellion.it/), Ultima Generazione (https://ultima–generazione.com/), movimenti formati da giovani – infatti gli attivisti generalmente hanno in media 30 anni di età – e sono caratterizzati da un’organizzazione orizzontale.

Le azioni di disobbedienza civile non violenta in Italia si sono manifestate tramite blocchi del traffico; coreografie/performance come la manifestazione dei pinocchi di XR[15]; oppure incollandosi alle opere d’arte con le mani ovvero ancora tinteggiando con colori biodegradabili opere monumentali, palazzi del potere, fontane, fino alla laguna di Venezia[16]. Nel 2023 delle manifestazioni da parte di Ultima Generazione hanno avuto eco l’imbrattamento del quadro di Van Gogh a Roma, l’incollamento sulla statua di Laocoonte nei musei vaticani e l’azione alla fontana di Trevi.

I reati contestati per queste condotte sono per il blocco stradale, la violenza privata (art. 610 c.p.) ovvero l’interruzione di pubblico servizio (art. 340 c.p.) e la manifestazione non autorizzata (art. 18 Tulps); mentre per gli imbrattamenti la fattispecie delittuosa è a seconda dei casi danneggiamento (art. 635 c.p.) e imbrattamento (art. 639 c.p.) ovvero l’art. 518-duodecies c.p. relativo ai beni culturali.

Occorre rilevare che tutti gli attivisti sono colpiti ogni volta da fogli di via obbligatori[17], in quanto ritenuti pericolosi socialmente[18], le stesse persone ne hanno vari su più comuni italiani, conseguentemente un altro reato spesso contestato è la violazione del foglio di via.

 

  1. I procedimenti penali e le sanzioni per gli eco-attivisti

 

       Gli attivisti dei movimenti suddetti non vogliono commettere reati, anzi studiano forme di disobbedienza civile che non abbiano conseguenze penali, proprio perché il loro obiettivo non è delinquere, ma portare all’attenzione i temi legati alla giustizia climatica. Pertanto, lo strumento penale appare in molti casi una forma eccessiva di tutela dell’ordine e sicurezza pubblici.

       La libertà di riunione è un diritto costituzionalmente garantito, attraverso l’art. 17 Cost.[19], nonché l’art. 11 della CEDU e l’art. 12 della Carta fondamentale dell’UE. Nel bilanciamento dei diritti costituzionalmente garantiti, da un lato, si mira a tutelare l’ordine pubblico ma dall’altro si riconduce tale libertà nell’alveo dei diritti inviolabili dell’uomo, previsti espressamente dall’art. 2 Cost[20].

I limiti a questo diritto fondamentale sono la pubblica sicurezza e l’ordine pubblico, in tal senso l’art. 18 del Regio Decreto n. 773 del 18 giugno 1931, stabilisce che: «i promotori di una riunione in luogo pubblico o aperto al pubblico devono darne avviso, almeno tre giorni prima, al questore. È considerata pubblica anche una riunione, che, sebbene indetta in forma privata, tuttavia per il luogo in cui sarà tenuta, o per il numero delle persone che dovranno intervenirvi, o per lo scopo o l’oggetto di essa, ha carattere di riunione non privata»; il terzo comma prevede la punizione dei contravventori con l’arresto fino a sei mesi e l’ammenda da 206 a 413 euro.

La manifestazione non autorizzata viene contestata ai promotori dell’azione; infatti, secondo risalente giurisprudenza, costituisce riunione qualsiasi raggruppamento di persone che sia caratterizzato da una generica unità di intenti, come un corteo improvvisato o un raggruppamento di persone sollecitato da un appello estemporaneo[21]. Individuare i promotori in un movimento senza vertici è una forzatura: se lo sono tutti, non lo dovrebbe essere nessuno.

Come anticipato, tramite l’utilizzo abnorme dei fogli di via (circa un centinaio), vi è una vera e propria repressione del dissenso preventiva. Soprattutto, a seguito delle violazioni del foglio di via[22] i procedimenti penali che ne scaturiscono sono altrettanti.

Il Legislatore – tramite il decreto legge 123 del 15 settembre 2023 c.d. Caivano – ha novellato la fattispecie di reato da fattispecie contravvenzionale (punita con l’arresto da uno a sei mesi) in fattispecie delittuosa (punita con la reclusione da sei a diciotto mesi e con la multa fino a 10.000 euro). Quindi appare evidente che questa sanzione più grave determinerà dei cumuli di pena significativi per queste ipotesi delittuose, dalle quali è difficile essere prosciolti, salvo che il Giudice penale disapplichi il foglio di via obbligatorio in quanto illegittimo[23].

Rispetto alle fattispecie di danneggiamento (ex art. 635) e imbrattamento di cose altrui (ex art. 639 c.p.), secondo la giurisprudenza di legittimità, nella prima ipotesi, il danno al bene è permanente, mentre il deturpamento »deve produrre un’alterazione temporanea e superficiale della ‘res aliena’, il cui aspetto originario, quale che sia la spesa da affrontare, è comunque facilmente reintegrabile», [Cass.Pen.Sez V, n. 38574 del 21/05/2014 UD. (dep. 19/09/2014) Rv.262220-01] Sez. V, n. 38574 del 21/05/2014 Ud. (dep. 19/09/2014) Rv. 262220 – 01) [24]. In tal senso, è stato osservato nella Relazione del Massimario n. 34/2022 al punto 2.12 (Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale, legge 9 marzo 2022 n. 22) sull’art. 518–duodecies c.p che la condotta di imbrattare è «lipotesi in cui il bene sia stato insudiciato, sporcato o insozzato sotto laspetto dellestetica o della nettezza, nella specie con scritte in vernice, senza che lo stesso nulla abbia perduto della sua integrità o funzionalità, tanto che un semplice intervento superficiale sia idoneo a ripristinarlo nel suo aspetto e nel suo valore; anche quando la ripulitura abbia richiesto una ritinteggiatura completa e per quanto costoso sia risultato lintervento di restauro, v. Sez. 2, n. 12973 del 11/12/2002, dep. 2003, Miseo e altri, Rv. 224318–01; conf. Sez. 6, n. 11756 del 3/11/2000, Rv. 217386–01)».

Pertanto, in tutti i casi di azioni con l’utilizzo di vernici biodegradabili, lavabili con solo l’utilizzo di acqua piovana, non si dovrebbe applicare tale ipotesi di reato. Infine, il blocco del traffico è stato in alcuni casi perseguito per interruzione di pubblico servizio (ex art. 340 c.p.), come nel caso di autostrade[25]; mentre in altri di violenza privata (art. 610 c.p.) sulla base della giurisprudenza di legittimità[26] che ritiene violenza qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l’offeso della libertà di azione o capacità di autodeterminazione. Nel caso di specie il conducente non ha la possibilità di muoversi con il veicolo, ma la giurisprudenza si è espressa su casi concreti assai diversi. In un caso di blocco stradale, addirittura era stato ipotizzato dalla Procura il delitto di attentato alla sicurezza dei trasporti ex art. 432 c.p., ma non avallato dal GIP dell’udienza di convalida.

Si precisa che il mero «blocco stradale» con l’uso solo dei corpi è sanzione amministrativa  secondo il dlgs n. 66 22 gennaio 1948[27], ma è ravvisabile il delitto di violenza privata, pur dopo la parziale depenalizzazione del reato di cui all’art. 1 D.L.G. 22 gennaio 1948, n. 66, disposta dal decreto legislativo 30 dicembre 1999 n. 507, nella condotta di colui il quale non si limiti alla semplice allocazione di un oggetto sulla sede stradale, al fine di ostruirla od ingombrarla, ma accompagni detta azione con comportamenti intimidatori nei confronti della persona offesa[28]. Il blocco stradale nel 2018 è tornato reato, punito con la reclusione da uno a sei anni, per le ipotesi nelle quali si depositino “congegni o altri oggetti di qualsiasi specie”  e  “la pena è raddoppiata se il fatto è commesso da più persone, anche non riunite, ovvero se è commesso usando violenza o minaccia alle persone o violenza sulle cose”.

I reati maggiormente contestati ai militanti per l’ambiente sono stati oggetto di riforma dalla legge n. 6 del 22 gennaio 2024 (c.d. legge eco-attivisti), che ha l’obiettivo di inasprimento sanzionatorio, tipico del panpenalismo.

L’art. 1 introduce  sanzioni amministrative piuttosto elevate irrogabili dal Prefetto, in particolare per chi distrugge o deteriora beni culturali da 20.000 € a 60.000 €; mentre per chi deturpa o imbratta beni culturali da 10.000 € a 40.000 €. Tali sanzioni si aggiungono alla sanzione penale, anche se la norma prevede una sorta di principio di specialità: « a) l’autorità giudiziaria e l’autorità amministrativa tengono conto, al momento dell’irrogazione delle sanzioni di propria competenza, delle misure punitive già irrogate; b) l’esazione della pena pecuniaria ovvero della sanzione pecuniaria amministrativa è limitata alla parte eccedente quella riscossa, rispettivamente, dall’autorità amministrativa ovvero da quella giudiziaria”.

L’art. 2 modifica il primo comma dell’art. 518-duodecies c.p. inserendo la locuzione: “Chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende in tutto o in parte inservibili o, ove previsto, non fruibili beni culturali o paesaggistici propri o altrui è punito con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da euro 2.500 a euro 15.000».

Gli altri articoli prevedono modifiche sanzionatorie all’art. 635 c.p. (danneggiamento) e all’art. 639 c.p. (Deturpamento e imbrattamento di cose altrui). In particolare l’art. 3 modifica il terzo comma dell’art. 635 c.p. (punito da uno a cinque anni di reclusione) introducendo la pena pecuniaria della multa fino a 10.000 euro.

Infine, l’art. 4 modifica l’art. 639 c.p., in particolare al comma 1 aumenta la multa da 103 euro fino a euro 309. Al secondo comma è aggiunto il seguente periodo: « Se il fatto è commesso su teche, custodie e altre strutture adibite all’esposizione, protezione e conservazione di beni culturali esposti in musei, pinacoteche, gallerie e altri luoghi espositivi dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente e istituto pubblico, si applica la pena della reclusione da uno a sei mesi o della multa da 300 a 1.000 euro»; tale fattispecie non sembra tener conto del principio di offensività, in quanto il vetro protettivo non è l’opera d’arte. Al terzo comma invece è stato inserito il seguente periodo: «Chiunque, fuori dei casi preveduti dall’articolo 635, deturpa o imbratta cose mobili o immobili altrui in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico è punito con le pene di cui ai commi precedenti, raddoppiate».

Vedremo nei prossimi mesi l’impatto di questa novella legislativa, che si applicherà ovviamente solo alle condotte future, in virtù del principio sulla successione delle leggi penali.

Nel mentre la maggior parte dei procedimenti sono ad oggi pendenti in fase di indagini preliminari o al dibattimento. Qualche condanna in primo grado vi è già stata, di particolare interesse è la sentenza emessa dal Tribunale dello Stato Città del Vaticano, ove si celebra un processo basato sul codice di procedura penale Zanardelli del 1913, con tutte le prove a carico già nel fascicolo del Tribunale. Il delitto contestato era il danneggiamento perché “distruggevano, guastavano e, comunque, deterioravano un monumento pubblico di inestimabile valore storico-artistico, vale a dire li basamento del Gruppo scultoreo del Laocoonte conservato nel Museo Pio-Clementino dei Musei Vaticani”.         La motivazione di seguito riportata evidenzia come i nostri ordinamenti giuridici siano separati anche nella interpretazione della giurisprudenza. “Né, in proposito, può trovare accoglimento la tesi difensiva volta da adottare una concezione estremamente restrittiva del dolo eventuale, a favore di un corrispettivo ampliamento delle ipotesi di colpa cosciente, basata sula nota sentenza della Corte di Cassazione italiana nel processo e.d. Thyssen-Krupp. Infatti detta sentenza, peraltro espressione di un orientamento ancora non consolidato nell’ordinamento italiano, si basa sull’interpretazione delle norme del Codice penale del 1930, che non hanno riscontro – su questo punto – in quelle del Codice penale Zanardelli del 1889, vigente in questo Stato. Non può infine essere accolta la richiesta avanzata dalle Difese di concessione delle attenuanti generiche in considerazione della gravità del gesto compiuto, come si è detto, su un bene di inestimabile valore artistico, con il rischio di conseguenze ancora più gravi se l’intervento del personale dei Musei non fosse stato assolutamente tempestivo. Peraltro il ‘Laocoonte’ è di proprietà di uno Stato, quello vaticano, che non era in alcun modo destinatario della “protesta’ e della richiesta di attenzione e di intervento da parte degli imputati”. La condanna, in nome di Sua Santità Papa Francesco, è stata alla pena di 9 mesi di reclusione e € 1.500,00 di multa, nonché al risarcimento del danno di € 28.000,00, senza concessione delle attenuanti generiche ma con la sospensione condizionale della pena.

Al contempo vi è stata un’assoluzione[29] emessa dal Tribunale di Firenze in quanto gli attivisti avevano incollato le proprie mani alla vetrata di protezione di un’opera del Botticelli, fatto che quindi non configurava l’ipotesi di danneggiamento o di imbrattamento dell’opera. Le fattispecie di reato contestate, ossia la manifestazione non autorizzata e l’interruzione di pubblico servizio, non sussistevano rispettivamente perché “la contravvenzione in questione può ormai realizzarsi solo in luogo pubblico e non più in luogo aperto al pubblico” mentre “l’interruzione/turbamento del pubblico servizio relativo all’attività degli Uffizi è stata il frutto di una libera determinazione delle autorità museali… non strettamente necessaria”.

Inoltre, molti fascicoli sono stati archiviati per particolare tenuità del fatto ex art. 131 bis c.p. in relazione all’art. 76 dlgs 159 del 2011 ovvero per l’art. 18 T.u.l.p.s., in quanto non erano individuabili i promotori.

Infine, si segnala che il Tribunale di Bologna ha riconosciuto la circostanza attenuante dei motivi di particolare valore morale e sociale, ex art. 62 c.p., di rilevante importanza essendo così riconosciuto il fine moralmente apprezzabile, corrispondente a valori etici o sociali effettivamente riconosciuti preminenti dalla collettività[30].

Il perdurare dell’inerzia da parte delle istituzioni consentirebbe in futuro l’applicazione delle esimenti ex artt. 52 c.p. (legittima difesa) ovvero 54 c.p.  (stato di necessità) nei procedimenti penali.

Si profila, infatti, una strada per garantire la manifestazione del dissenso a tutela di un bene fondamentale costituzionalmente garantito. La tutela dell’ambiente era prima riconosciuta dal combinato disposto degli artt. 9 e 32 Cost. Con la novella costituzionale del 2022 al comma 2 dell’art. 9 Cost. è stato disposto che la Repubblica «Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali». Inoltre, nell’art. 41 Cost. è stato aggiunto che la libertà di impresa non può recare danno alla salute e all’ambiente, mettendo quindi in risalto la rilevanza costituzionale di questi beni  e suggerendo al legislatore e all’interprete l’introduzione di norme e la loro applicazione conformi alla  tutela dei medesimi.

Appare evidente che nel classico bilanciamento dei diritti fondamentali, la rilevanza di manifestazioni del pensiero e di critica in protezione di beni di valore costituzionale debba prevalere rispetto all’ordine e sicurezza pubblici ovvero al patrimonio artistico, mentre ad oggi pare che la Repubblica non solo privilegi irrazionalmente e illegittimamente questi ultimi (determinando la necessità di sollevare coerente questione di costituzionalità delle norme repressive e della loro interpretazione), ma partecipi alla soccombenza dell’ambiente,  privando le future generazioni del diritto principale, che è quello alla vita.

 

 

[1] Yuval Noah Harari. Sapiens, da animali a dèi. Breve storia dellumanità. p. 21. Ed. Mompiani 2017. Secondo l’autore, avendo raggiunto gli umani la vetta in fretta, l’ecosistema non ebbe il tempo di equilibrare il nuovo assetto. Inoltre, al contrario dei principali predatori, che sono creature maestose di grande sicurezza, l’uomo sapiens è rimasto piccolo, pieno di paure e ansie circa la posizione che occupiamo, il che ci rende doppiamente crudeli e pericolosi (verso noi stessi e le altre creature viventi).

[2] Stefano Mancuso. Fitolipis, la città vivente. p. 14 Ed. Laterza 2023.

[3]Stefano Mancuso. Fitolipis, la città vivente, p. 18 Ed. Laterza 2023.

[4] Luigi Ferrajoli. Per una Costituzione della Terra. L’umanità al bivio. p. 51 e ss. Ed Feltrinelli 2022.

[5] https://www.focsiv.it/ «D’altra parte, l’accaparramento è un fenomeno strutturale della crescita economica sia dell’economia capitalista che di quella pianificata, e ora può anche esserlo, paradossalmente, di quella verde e presuntamente circolare. Numerosi scienziati infatti denunciano come si stia assistendo ad una “sesta estinzione di massa” di specie animali e vegetali, dovuta anche al cambiamento climatico. Una estinzione a cui cercano di far fronte le Nazioni Unite con nuovi impegni per la preservazione della biodiversità, così come per arrestare il riscaldamento climatico. Ma i progressi sono lenti e soprattutto l’attuazione da parte degli Stati–nazione è largamente insufficiente.  L’impegno politico coinvolge anche l’Unione Europea che sta negoziando la nuova direttiva per regolare il comportamento delle imprese in modo da salvaguardare i diritti umani, tra cui il diritto alla terra, e l’ambiente. Le organizzazioni della società civile italiana, con la Campagna Impresa2030, a cui partecipa la Focsiv, sono attivamente impegnate nel sostenere un negoziato che riconosca i diritti delle comunità a decidere della propria vita, difendendosi dai grandi interessi privati».  (Pag. 5 Report).

[6] T. Montanari, Art. 9 Costituzione italiana. Pag. 139. Carocci editore. 2023.

[7] Carlo De Benedetti, Il cambiamento che serve allItalia. P. 34. Ed. Solferino 2023.

[8] Antonella Viola, La via dell’equilibrio. P. 142 Ed Feltrinelli 2023.

[9] https://www.ncei.noaa.gov/news/global-climate-202308

[10] https://www.ncei.noaa.gov/access/monitoring/monthly-report/global/202308

[11] https://ipccitalia.cmcc.it/climate-change-2023-ar6-rapporto-di-sintesi/

[12] https://greenreport.it/news/clima/siccita-la-sicilia-ha-dichiarato-lo-stato-di-calamita-naturale-agricoltura-e-allevamento-a-rischio/

[13] Carlo De Benedetti. Il cambiamento che serve all’Italia. Pag 61. Ed. Solferino 2023. «Un esempio chiarissimo è stata la fanfara con cui la presidente Giorgia Meloni, alla fine di gennaio 2023, ha magnificato durante una visita di Stato in Algeria l’idea di fare dell’Italia un hub del gas per l’Europa. Sostanzialmente, si tratterebbe di attraversare tutta la penisola, con un tubo che trasporti il gas dall’Africa verso il Nord: un’opera ecologicamente dannosa per il Paese quanto vantaggiosa per Eni che potrebbe vendere il suo gas in eccesso». (Pag. 66 op. cit.).

[14] https://ilmanifesto.it/cop-29-alla-guida-un-altro-veterano-dellindustria-fossile

[15] https://extinctionrebellion.it/press/2023/10/24/denunce-foglidivia-fermi-prolungati-paese-dei-balocchi/

[16] https://extinctionrebellion.it/press/2023/12/10/fogli-di-via-venezia-per-azione-canal-grande/

[17] Art. 2 d.lgs. 159 del 2011 Qualora le persone indicate nell’articolo 1 siano pericolose per la sicurezza pubblica e si trovino in un comune diverso dai luoghi di residenza o di dimora abituale, il questore, con provvedimento motivato, può ordinare loro di lasciare il territorio del medesimo comune entro un termine non superiore a quarantotto ore, inibendo di farvi ritorno, senza preventiva autorizzazione, per un periodo non inferiore a sei mesi e non superiore a quattro anni. Il provvedimento è efficace nella sola parte in cui dispone il divieto di ritorno nel comune, nel caso in cui, al momento della notifica, l’interessato abbia già lasciato il territorio del comune dal quale il questore ha disposto l’allontanamento.

[18] Art. 1 a) coloro che debbano ritenersi, sulla base di elementi di fatto, abitualmente dediti a traffici delittuosi; b) coloro che per la condotta ed il tenore di vita debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che vivono abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose; c) coloro che per il loro comportamento debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, comprese le reiterate violazioni del foglio di via obbligatorio di cui all’articolo 2, nonché dei divieti di frequentazione di determinati luoghi previsti dalla vigente normativa, che sono dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l’integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica.

[19] I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

[20] La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

[21] Cass. Sez. In. 14850 del 04/07/1977 Ud.  (dep. 21/11/1977) Rv. 137318 – 0.

[22] Art. 76 comma 3 del dlgs 159 del 2011: “Il contravventore alle disposizioni di cui all’articolo 2, è punito con la reclusione da sei a diciotto mesi e con la multa fino a 10.000 euro”.

[23]  Cass. Pen. Sez. 1 – , Sentenza n. 34556 del 18/04/2023 Ud.  (dep. 08/08/2023) Rv. 285058 – 01.

[24] Le condotte rilevate sono state in concreto l’affissione di manifesti (Cass. Pen. Sez. II n. 845 del 19/12/2012 Ud. (dep. 09/01/2013) Rv. 254053 – 01) i l v e r n i c i a r e (S e z .V I n. 11756 del 03/11/2000 Ud. (dep. 16/11/2000) Rv. 217386 – 01), lo sputare (Sez. II n. 5828 del 24/10/2012 Ud. (dep. 06/02/2013) Rv. 255241 – 01) , lo sporcare e insudiciare, come ad esempio “la condotta di chi, dopo aver rovistato nelle buste dei rifiuti conferiti in regime di raccolta differenziata, al fine di asportare quanto di suo interesse, rompa le buste che lì contengono ed asporti quanto a lui utile, abbandonando il resto sulla pubblica via, in ragione del pregiudizio dell’estetica e della pulizia conseguente, risultando imbrattato il suolo pubblico in modo tale da renderlo sudicio, con senso di disgusto e dì ripugnanza nei cittadini (sulla particolare natura della condotta del reato di cui all’art. 639 cod. pen. vedi Sez. 2, n. 5828 del 24/10/2012, dep. 6/2/2013, Rv. 255241 e sulla differenza con il danneggiamento Sez. 2, n. 2768 del 2/12/2008, dep. 21/1/2009, Rv. 242708)”.

[25] Integra il reato di interruzione di un pubblico servizio e non l’illecito amministrativo di cui all’art. 1–bis del d.lgs. 22 gennaio 1948, n. 66 (nel testo vigente prima delle modifiche introdotte dal d.l. 4 ottobre 2018, n. 113, conv. in l. 1dicembre 2018, n. 132) la condotta di coloro che occupino, in forma collettiva e per un tempo prolungato, un intero tratto autostradale e ne determinino la chiusura, in quanto l’evento interruttivo causato non è connotato dalla semplice alterazione del regolare e continuativo funzionamento del servizio pubblico, ma dal suo totale impedimento. Cass. Pen. Sez. VI n. 5463 del 28/10/2020 Ud.  (dep. 11/02/2021) Rv. 280597 – 02.

[26] Cass.pen. Sez V n. 3991 del 14.12.2022 Rv. 283961, conf. Cass. Pen. n. 21779/2006, n. 8425/2014, n. 33253/2015.

[27]“Art. 1–bis. – 1. Chiunque impedisce la libera circolazione su strada ordinaria, ostruendo la stessa con il proprio corpo, e’ punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 1.000 a euro 4.000. La medesima sanzione si applica ai promotori ed agli organizzatori.

[28] Cass. Pen. Sez. Vn. 21228 del 07/02/2001 Ud.  (dep. 24/05/2001) Rv. 219028 – 01.

[29] https://www.lifegate.it/il-fatto-non-sussiste-le-azioni-di-ultima-generazione-non-costituiscono-reato

[30] Cass. Sez. VI n. 19764 del 11/12/2019 Ud.  (dep. 01/07/2020) Rv. 279265 – 01 (riconosciuta alle condotte di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale poste in essere nel corso di manifestazione di protesta in opposizione alla esecuzione dell’opera pubblica denominata “Tav”).