I fatti di Genova del 21 luglio 2001
I fatti di tortura commessi in Libia da pubblici ufficiali con cui lo Stato italiano ha buoni rapporti, rendono utile le rievocazioni giudiziarie delle brutali e disumane violenze commesse a Genova e Bolzaneto, da agenti di polizia e dai loro dirigenti italiani, il 21 luglio 2001 (quando ancora non era in vigore la norma che inserì nel nostro ordinamento il delitto di tortura).
E’ stato pacificamente accertato dalla sentenza 18.5.2010 della corte territoriale di Genova che sabato 21 luglio 2001, quando la manifestazione ufficiale del vertice “G8“ era terminata, così come erano finite le manifestazioni delle numerose organizzazioni di dissidenti, furono impartite dal Capo della Polizia (Giovanni De Gennaro) alcune direttive aventi una precisa finalità: “riscattare l’immagine della polizia, che nei giorni precedenti era sembrata inerte di fronte ai gravissimi episodi di devastazione e saccheggio cui era stata sottoposta la città, e a ciò doveva avvenire mediante arresti…]”Disposto l’invio da Roma di “funzionari apicali”, fu programmata ed eseguita un’operazione militare del tutto avulsa da esigenze pratiche e dalle norme vigenti. La S.C. nella sentenza 5.7.2012 ha rilevato gli elementi sintomatici della “militarizzazione” dell’intervento notturno degli organi di polizia nei locali di due scuole in cui erano pacificamente alloggiati i manifestanti :l’elevato numero di operatori (circa 500, tra agenti di polizia e carabinieri, questi ultimi incaricati solo della cinturazione degli edifici); la manovra “a tenaglia” elaborata per avvicinarsi al plesso scolastico che, sito lungo la via Cesare Battisti, era stato raggiunto dalle forze di polizia divise in due corpi. La Corte, condividendo gli accertamenti e le valutazioni dei giudici di merito (Tribunale e Corte di appello di Genova) , ha anche rilevato “che nessuno degli imputati …. aveva mai posto in dubbio che l’esito dell’operazione era stato l’indiscriminato e gratuito “pestaggio” di pressoché tutti gli occupanti il complesso scolastico, preceduto dall’altrettanto gratuita aggressione portata dagli operatori di polizia nei confronti di cinque inermi persone che si trovavano fuori dalla scuola (il giornalista inglese M..C., che ha subito la frattura di otto costole e della mano, oltre l’avulsione di diversi denti, fino a perdere i sensi….. Altrettanto certo in causa è stato l’esito dell’irruzione, che ha portato all’arresto, all’esterno e all’interno della scuola, di 93 persone, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, possesso di congegni esplosivi ed armi improprie; 87 di esse hanno riportato lesioni e due…hanno corso pericolo di vita”. Dalle narrazioni delle vittime i giudici sono giunti alla conclusione che non si trattò solo di una manifestazione eclatante di violenza esplosa irrazionalmente quasi espressione animalesca di bassi istinti repressi che trovavano finalmente sfogo; al contrario, si è trattato di fredda a calcolata condotta, cinicamente perpetrata con metodo sadico.
Il trattamento degli arrestati conservò e innalzò il livello di illegalità all’interno della Caserma Nino Bixio di Bolzaneto, in cui furono portati per la loro identificazione e successivo smistamento agli istituti penitenziari o a strutture sanitarie.. Le violenze fisiche e morali denunciate dalle persone detenute sono richiamate sinteticamente nella parte introduttiva della sentenza 14.6.2013 della Corte di Cassazione, essendo “consistite fra l’altro: nell’essere ripetutamente colpite con calci, pugni, colpi di manganello; nell’essere obbligate, durante l’attraversamento del corridoio e in ogni caso di trasferimento da un locale all’altro, a tenere la testa abbassata all’altezza delle ginocchia e le mani sulla testa, venendo frattanto colpite, ingiuriate, e derise da poliziotti disposti ad ali lungo il corridoio; nell’essere obbligati, durante la permanenza in cella, a tenere ininterrottamente per ore una posizione vessatoria, in piedi con il viso rivolto verso il muro, le braccia alzate oppure tenute dietro la schiena, talvolta strettamente avvinte da laccetti, o anche sedute a terra a gambe larghe oppure inginocchiate, subendo colpi e percosse ad ogni tentativo di cambiare posizione; nel subire ingiurie e derisioni, anche con riferimento alle loro opinioni politiche, alla sfera sessuale, alle credenze religiose e alla condizione sociale; nell’essere costrette ad ascoltare canti inneggianti al fascismo e a pronunciare analoghi slogan; nell’essere , in alcuni casi, raggiunte da spruzzi di gas urticante; nell’essere private di cibo ed acqua, nonché di coperte per proteggersi dal freddo notturno; nell’essere talora impedite ad accedere al bagno per l’espletamento delle funzioni fisiologiche, fino ad essere costrette ad urinarsi addosso; nel subire durante la perquisizione il danneggiamento o la distruzione di propri oggetti personali e in taluni casi il taglio dei capelli. Anche durante le visite mediche, secondo l’ipotesi accusatoria, si erano verificati illeciti penalmente rilevanti: sia per il carattere sbrigativo del triage e della visita, talvolta connotata da disinteresse per i sintomi dolorosi lamentati; sia per il verificarsi di ulteriori episodi di violenza fisica in danno dei soggetti da visitare; sia per essere costrette persone di sesso femminile a denudarsi completamente davanti a uomini presenti e a ruotare ripetutamente su se stesse, o ad eseguire flessioni …]“. Non è difficile riconoscere in queste condotte crudeli e sadiche di agenti dello Stato italiano, volte consapevolmente ad arrecare uno sconfinato dolore in esseri umani (nemici dell’internazionale ordine economico), il fenomeno della tortura. Non si è trattato di mera ed estemporanea manifestazione di violenza , ma della distruzione deliberata della personalità e della dignità delle giovani vittime, che erano in potere di aguzzini di Stato, impegnati nell’inflizione di gravi sofferenze fisiche o psichiche. [1]
[1] Sulla tortura Critica si è soffermata negli articoli Le torture, n. 1/2016 , p. 54 ss ;
Luglio 1964 e luglio 2001:le ricorrenti ombre sulla nostra democrazia all’esame del giudice e dello storico, n. 1-3 / 2015. P.69 ss

